Penso che ogni buon genitore dovrebbe comprendere che buona parte delle cose realmente importanti non può essere insegnata. Che c’è un punto in cui il genitore deve fermarsi per lasciare che sia l’incontro tra la propria educazione e la vita a fare il resto.
Puoi educare tuo figlio al rispetto per gli altri ma non puoi evitargli che procuri o si procuri qualche dolore per comprendere il senso di quel rispetto e realmente impararlo.
Puoi educarlo al valore della scuola ma non puoi studiare tu per lui o far sì che la scuola diventi un tuo e non un suo problema.
Devi lasciare che viva, che comprenda la vita grazie alla tua educazione ma che la impari grazie al suo vivere, anche a rischio di cadute che sono comprese nel biglietto della vita.
L’educazione è l’arte dell’orientamento alla vita. L’educatore è colui che insegna a leggere una mappa, a distinguere il nord dal sud, a riconoscere i venti e le stelle.
Ogni volta che un genitore supera il limite del mostrare e decide di sostituirsi al figlio nella vita, di fargli evitare l’esperienza bloccandolo o vivendo lui per il figlio, rimanda a data da destinarsi il momento in cui quel bambino crescerà e imparerà grazie alla vita.
La domanda è: Ma fino a quando lo devo accompagnare, qual è il punto in cui fermarsi?
Porsi la domanda è già la risposta giusta. Perché quel punto è mobile ed ogni giorno va ritrovato tenendo conto della propria storia come genitori e con il figlio, del momento di vita di tuo figlio, del suo futuro. Per questo ogni azione educativa vive sospesa tra sogno e memoria: la memoria di ciò che è stato, il sogno di ciò che sarà.

Lorenzo Braina